Sep
30
2009

E’ l’ora dell’Alba

Nel III Foro de Competitividad de las Américas, che si svolge in questi giorni a Santiago, sono emerse cose note e alcune sorprese, la più importante è che il governo degli Stati Uniti è favorevole a qualunque iniziativa che aiuti lo scambio commerciale a livello mondiale, e quindi anche l’Alba, l’Alternativa Bolivariana para las Américas il cui motore è il presidente venezuelano Hugo Chavez. Il segretario de Comercio degli Stati Uniti, Gary Locke, ha dichiarato infatti, nel corso di una conferenza stampa organizzata nella capitale cilena: “Crediamo in questi accordi commerciali e in nessun modo vedremo negativamente gli accordi commerciali in cui il presidente Chavez, o qualunque altro Paese, decida di inserirsi”.
L’Alba, per inciso, è una sorta di contraltare all’Alca, l’Área de Libre de Comercio de las Américas promossa dagli Stati Uniti. La prima fu creata per iniziativa di Venezuela e Cuba. L’ultima, è già ferma da un po’, e i lavori ristagnano. Appoggiata dai precedenti governi americani, è ormai data per morta.
Meno sorprendenti le dichiarazioni fatte da Locke su Cuba e Colombia. Sulla prima, il Segretario si è dichiarato a favore di una maggiore apertura (“Molte restrizioni devono essere tolte”, ha detto. “Dobbiamo migliorare le nostre relazioni con Cuba……..però abbiamo bisogno di vedere qualche progresso sui temi di libertà e democrazia”). Quanto all’accordo in sospeso con Bogotà, ha chiarito che dipenderà in larga parte dai risultati dei colloqui che Ron Kirh, rappresentante commerciale Usa, ha avviato da qualche tempo con ufficiali colombiani riguardo ai diritti umani e alle libertà sindacali in quel Paese.

Sep
21
2009

Obaminami: “no, he can’t”


Con il consueto aplomb, il giovane candidato alla presidenza Marco Enriquez Ominami – detto “Obaminami per ovvia assonanza con il vincitore delle presidenziali Usa – non ha fatto una piega quando la presidenta Bachelet ha dichiarato che, secondo lei, non arriverà al ballottaggio. “Le sue parole non ci disturbano, al contrario ci stimolano”, ha reagito Ominami. “E sarà una sorpresa per molti il risultato del prossimo tredici dicembre, che dipemde da tutti i cileni e non da un singolo deputato o senatore”. Ha aggiunto poi che è del tutto normale che la Bachelet “inclini” verso il candidato della Concertazione, Eduardo Frei, perché “è evidente che non può fare altro”.
Il 36enne Ominami ha buone ragioni per essere ottimista. La sua ascesa è stata veloce e costante e al momento, stando ai sondaggi, più del diciassette per cento dei cileni voterebbero per lui, una cifra che arriva a oltre il venti per cento nelle grandi città, si attesta intorno al sedici nei piccoli centri e scende a meno del dieci nelle zone rurali. In queste ultime, il consenso di Ominami è aumentato infatti di soli due punti negli ultimi mesi, collocandosi a circa trenta punti da Frei e Pi
ñera. L’”uomo del cambio” non riesce a conquistare i ceti bassi e meno aculturati della campagna, piu conservatori del ceto medio urbano e diffidenti per la sua giovane età e le intenzioni un po’ azzardate del suo programma: la legalizzazione dell’aborto terapeutico, per esempio, e le nozze dei gay. Dovesse arrivare al ballottaggio, contro il candidato della destra Sebastian Piñera, lo scenario previsto è la sconfitta per circa dieci punti: 44 contro 34, grosso modo.

Jun
13
2009

Il riposo del “red set”


Sul settimanale Sabado del quotidiano Mercurio è uscito, lo scorso sabato, un interessante articolo sul Red Set cileno, l’equivalente della europea Gauche Caviar: la sinistra bene, la cui variante cilena è che al Red Set piace moltissimo essere Red Set (più che per l’assonanza con il jet da cui copia il nome che non per il red, che ne definisce la posizione politica). L’articolo, scritto da Rafael Gumucio, che di quel mondo fa parte, racconta di come il Red Set si è formato e poi si è evoluto, dagli anni di Unidad Popular e poi della dittatura. Una parabola non molto diversa da quella che hanno seguito i rivoluzionari bene di tutti i Paesi del mondo e del loro progressivo adattamento, pena estinzione come i dinosauri, alle esigenze del mondo globale (e, alla fine, al richiamo della foresta della classe d’origine). Le differenza è che in Cile il gap tra gli strati sociali è una cosa seria, e che ci vuole ben altro, per scalzarla, di una generica e
comune adesione politica, per quanto sofferta e tragica. Il red set cileno è passato, dunque, per tutte le inevitabili tappe degli altri Red Set: il distacco del rampollo bene dalla famiglia di origine, regolarmente di destra, e il tradimento della sua stessa classe, l’adesione a un progetto politico rivoluzionario, la dissidenza e a volte l’esilio. Il senso di colpa per essere un pituco. Infine, conquista recente, il superamento del suddetto senso di colpa per circondarsi dei numerosi vantaggi che garantisce la comodità economica, a partire dalle piccole cose come fumare puros cubani e bere champagne. “Porqué si, lo confieso, soy del Red Set”, scrive l’autore con il tono con cui si ammette una colpa di cui, alla fine, si è fieri. “Lo sono di nascita, lo sarò finché muoio”.

Tre candidati presidenziali appartengono al Red Set, la stessa “presidenta” ne fa parte. Vivono, molti di loro, nelle case comunità dell’architetto comunista Castillo Velasco, e ballano rock’n roll. “La lealtà era con il futuro, e chi tradiva, era come se tradisse questo futuro splendido. La lealtà di adesso è con il passato, con i morti, con i torturati di ieri. Benché questo passato sia cambiato molto negli ultimi venti anni”.

Alla fine, quelle case ecologiche e spartane, la metro e il cinema Hoyts (la grande multisala in cui si tengono festival del cinema e proiezioni di nicchia), rappresentano una vittoria di tutto il Red Set. Una vittoria che può sembrare piccola, paragonata agli obiettivi iniziali di cambiare il mondo e che però è molto di più, scrive l’autore, di quello che i suoi equivalenti di Argentina, Colombia, Messico e Venezuela hanno lasciato dietro di sé.

Mar
10
2009

Nazista o stravagante?

Non ho mai letto niente di Miguel Serrano Fernández, morto qualche giorno fa a 92 anni e considerato uno dei migliori scrittori cileni di oggi, candidato più volte al Premio Nacional che non gli venne mai dato per paura che si presentasse a ritirarlo nella sua giacca da SS. Serrano era infatti nazista, lui stesso ammise in qualche occasione che “Disgraziatamente, la mia relazione con il nazismo è la stessa di Neruda con il comunismo”. Il nazismo era, dicono gli esperti, fortemente connaturato alla sua opera letteraria, la sua idea era costruire, con la letteratura, un Cile mitico alla Tolkien. Inoltre, era antisemita. In una intervista che concesse al settimanale The Clinic, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle, dichiarò che si trattava di un piano “ebraico per invadere il mondo”, e aggiunse poi la sua consueta, comunque sorprendente idea delle razze e del mondo. Gli italiani e gli argentini non hanno razza, aveva detto, in sintesi, i tedeschi si. “Appare un leader e lo seguono. Seguirono Hitler perché era l’interprete della razza tedesca”. Per inciso, fu amico di Herman Hesse e del Dalai Lama, di Carl Gustav Jung. “Era una persona simpaticissima, magnetica, di grande personalità, profondamente saggia, stravagante”, ha detto di lui lo scrittore Antonio Gil. Stravagante è, in questo caso, una parola generosa.

Feb
22
2009

L’instancabile Marco

Sebastián Piñera e ancora in testa ai sondaggi. Secondo questi ultimi, dovrebbe vincere alla prima tornata ma la seconda e incerta, e possibile che lo batta Frei. E intanto la rosa dei candidati si allarga. L’ultimo arrivato è anche il piu giovane, si chiama Marco Enríquez-Ominami, ha 35 anni, è rimasto a Santiago a lavorare alla sua campagna e a raccattare adesioni su facebook (da trenta i suoi fans sono passati a seimila). Fervente sostenitore del cambio, ritiene che il ciclo politico sia “terminato, il sistema politico in decadenza”, l’attuale governo una “monarchia presidenziale della colonia”.  Per ora i sondaggi lo danno al due per cento, ma lui dice che lotterà fino all’ultimo.  Socialista e deputato, ex regista televisivo, Enríquez-Ominami è un personaggio popolare in Cile. Tra le altre cose, e sposato con Karen Doggenweiler, bionda e piacente animatrice del canale Tvn che, intervistata sul suo futuro, eventuale ruolo di primera dama, spiega che oviamente sarebbe una first lady innovatrice, “diversa da quelle che abbiamo conosciuto, sia per il lavoro che svolgo sia per le mia personalità”. Del giovane, brillante marito sottolinea: “La sua capacità di lavorare, è instancabile! Lui è la innovazione, la gioventù, la forza, la convinzione e il futuro”. E tanto basta.