Dec
19
2009

A otra cosa mariposa

Frei e Pinera: il primo non sa dove andare, il secondo ha sbagliato direzione

Frei e Pinera: il primo non sa dove andare, il secondo ha sbagliato direzione

Dall’editoriale di Patricio Fernandez, direttore del settimanale The Clinic, “A otra cosa mariposa”, sulle elezioni del 13 dicembre

“Alla Concertazione manca sapere chiaramente perché vuole governare. Per Pinera e i suoi esiste la novità del giocattolo nuovo. Per alcuni, è adesso o mai più……..Non hanno nemmeno chiaro in che direzione vogliono andare, e se ce l’hanno Dio ci liberi. Al contrario, la Concertazione che rappresenta il mondo sociale e culturale più ampio, i repubblicani di qualunque categoria, la maggior parte degli artisti e intellettuali cileni, non ha chiara la sua ragion d’essere. Non ha saputo chiarire con forza come intende la istruzione pubblica, l’esistenza dei licei laici, l’offerta di una scuola migliore e più egualitaria per tutti……(Carolina Tohà, la appena nominata generalissima della campagna di Frei), dovrebbe circondarsi di nomi sorprendenti. Cominciare a pensare al 2014, un passo più in là del ballottaggio……Le conquiste del passato meritano decorazioni e medaglie, però i governanti li si sceglie per il futuro”.

Dec
14
2009

Il Cile vota a destra

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I risultati delle elezioni presidenziali (e parlamentari) che si sono tenute ieri in Cile non sono stati quel che si dice una sorpresa. Il favorito Sebastian Pinera non ha ottenuto la maggioranza assoluta, ma solo un 44 per cento che lo colloca a 14,4 punti percentuali dal secondo arrivato, l’ex presidente democristiano Eduardo Frei Ruiz Tagle, il candidato della Concertazione con cui si giocherà, il prossimo 17 gennaio, la tornata definitiva del ballottaggio. Pinera e i suoi hanno festeggiato, euforici, presso l’Hotel Crowne Plaza di Santiago. La presidenta Bachelet ha avvertito che le elezioni non sono finite e ha ragione. Gli esiti delle prossime votazioni sono del tutto incerti, e dipendono dalla capacità dei “finalisti” di attrarre il consenso di chi ha scelto, ieri, il candidato di sinistra Jorge Arrate o il giovane indipendente Marco Enriquez Ominami, detto Meo. Se è abbastanza probabile che i voti “arratisti” (il 6 per cento) vadano infatti a Frei, più difficile è capire dove finirà quel 20 per cento che, ieri, ha premiato gli sforzi e una probabilmente sincera aspirazione al cambio del combattivo Meo. Gli analisti sono del parere che il voto per quest’ultimo sia infatti trasversale, e inoltre il candidato sconfitto ha dichiarato ieri che non appoggerà al secondo turno nessuno dei due candidati “forti”, dato che entrambi rappresentano il passato mentre lui guarda al futuro. Per la prima volta dal ritorno alla democrazia la destra ha vinto il primo turno delle presidenziali, una vittoria che Pinera ha salutato con queste parole: “”Hoy más que nunca, debemos tener la humildad y nobleza de espíritu para hacer de este triunfo una gran victoria para Chile, los chilenos y su futuro”. Il vero dubbio è come mai il candidato della Concertazione non sia riuscito a capitalizzare l’enorme consenso guadagnato dalla Bachelet alla fine del suo mandato, e che si avvicinerebbe intorno all’84 per cento. Molti ritengono che il successo della presidenta sia dovuto a una empatia personale che c’entra poco con la Concertazione, altri pensano che l’aspirazione al cambio sia fisiologica dopo vent’anni di governo da parte della stessa coalizione politica, per altri ancora la Concertazione ha lasciato sul piatto troppe cose da risolvere: per esempio non ha sanato i problemi legati alla scuola, alle gigantesche differenze sociali e a una distribuzione del reddito molto poco equa. Per Frei, i risultati di ieri sono stati, pare, un duro colpo, mentre il 20 per cento ottenuto da Meo, un novellino a paragone degli altri due, anche se non gli ha guadagnato l’accesso al secondo turno, è stato salutato dal suo comando come una vittoria. La conquista dei suoi voti sarà infatti la sfida delle prossime settimane di Pinera e Frei, su cui si giocheranno la presidenza.

Dec
6
2009

Adios, Victor

victor-jaraAl funerale di Victor Jara di ieri pomeriggio, nel Cementerio General di Santiago, si è vista gente che cantava e ballava come nel Caribe. Non è che fossero allegri, ma c’era un relativo sollievo nel fatto di tributare finalmente al cantautore cileno, a 36 anni dal suo assassinio (tuttora impunito), una sepoltura abbastanza grandiosa, almeno rispetto a quella quasi clandestina con cui, il 16 settembre del ’73, la moglie Joan aveva dovuto consegnare i suoi resti a un angolo nascosto dello stesso cimitero. Migliaia di persone hanno accompagnato stamattina il feretro che recava i resti del cantautore e altre migliaia hanno aspettato per molte ore che quel pellegrinaggio percorresse, sotto un sole feroce, i quattro chilometri che separano la calle Brasil (dove si trova la Fundación Víctor Jara) dal camposanto alla fine della Recoleta: anonimo quartiere di palazzine basse e povere, con appena qualche negozio colorato a rallegrare la smorta
monotonia dei muri i cui colori, originariamente diversi e forse vivaci, sembrano oggi tutti uguali per l’usura e il tempo. Un gigantesco apparato stereo ha diffuso per molti isolati salsa e cumbia, e le struggenti, bellissime canzoni di Jara che hanno commosso la gente. Un ragazzo alla consolle istruiva il pubblico su cosa fare o non fare in attesa del feretro, e poi lo rampognava perché non seguiva le istruzioni. “Per favore lasciate libero lo spazio centrale che fra qualche minuto arriva il compagno Jara”, continuava a ripetere, ma dato che Jara non arrivava la gente riprendeva il suo posto lì in mezzo. Era un pubblico relativamente omogeneo nella sua apparente diversità: in comune c’era che avevano facce perbene. C’erano ragazzi e ragazze a gruppetti e famiglie giovani, panciuti uomini di mezza età con il codino e anziane damas con piccoli ombrellini ricamati per proteggersi dal sole. C’erano nerboruti e tatuati adolescenti e ragazzini che
saltavano in giro facendo un chiasso tremendo. C’erano, soprattutto, una marea di bandiere rosse con la scritta Victor Jara oppure Allende vive. C’erano striscioni con appelli rivoluzionari e cartelli con scritte più sobrie. C’era un gruppetto di ragazzi con i capelli lunghi che ha gridato “Pacos, fascistas, son todos terroristas”, non appena sono apparsi (per poi defilarsi immediatamente) un paio di carabinieri, e c’erano molti signori dell’età di Jara, che con il cantante morto avevano presumibilmente condiviso le stesse lotte. C’erano perfino un paio di pokemones con i padri, e anche loro avevano gli occhi lucidi. Un camion con a bordo una banda musicale, carico di ragazzi e ragazze si è infilato nello spazio centrale che bisognava lasciare libero per quando sarebbero arrivati i resti di Jara, suonava una musica allegra e tutti nel pubblico si sono messi a ballare. Il tipo alla consolle ha rampognato il camion che si è allontanato, obbediente,
giusto pochi minuti prima che facesse il suo ingresso il pullmino con la tomba, coperto di corone di fiori e scortato da una folla impressionante. Di nuovo hanno messo su una canzone del cantautore e migliaia di persone l’hanno cantata a mezza bocca, come a messa. Quando il pullmino è arrivato davanti al cimitero le bandiere rosse hanno cominciato a sventolare e ad agitarsi come impazzite. Un po’ più indietro, dove si attardavano gli ultimi scampoli del corteo, la faccia sorridente e ingessata di Sebastian Pinera ammiccava gioiosamente da un manifesto sul muro. Un ragazzo con la pettinatura da mohicano ha lanciato sulla affiche un bastone di canna che ha centrato in pieno il viso del candidato. La gente nella strada ha riso o applaudito, qualcuno ha gridato: “Ancora”.

Nov
11
2009

Ma che sorprese!

Poche sorprese hanno riservato i risultati dei sondaggi della Cep sulle presidenziali del prossimo 13 dicembre in Cile: 36 per cento le intenzioni di voto per il candidato della destra Sebastian Pinera, 26 per cento per il concertazionista Eduardo Frei e 19 per cento per l’indipendente 36enne Marco Enriquez Ominami. Gli ultimi dati presentati dallo stesso organismo risalgono a due mesi fa, le differenze sono ben poche (i candidati avrebbero riportato rispettivamente il 37 per cento, il 28 per cento e il 17 per cento). Da allora, i presidenziabili hanno modificato parzialmente le loro campagne e ammorbidito le strategie, o aggiunto elementi di appeal alle rispettive squadre: è il caso per esempio di Frei, che ha inserito tra i suoi collaboratori la madre della Bachelet, la ottantenne Angela Jeria, giocando sia sul carisma della signora sia sulla sua consanguineità con la presidente più popolare della storia del Cile (la Bachelet ha al momento un consenso di circa l’80 per cento). Marco Enriquez Ominami ha lavorato “sul campo” lontano dalle grandi città, battendo cioé quel terreno in cui taccoglieva meno consensi, mentre Pinera ha lasciato sostanzialmente inalterata la sua stategia: grandi promesse di cambio senza però attaccare direttamente la popolarissima politica della presidenta.

Oct
28
2009

Vicini fratelli

Uno storico accordo tra Cile e Argentina, rappresentati nel caso specifico da Bachelet e Fernandez de Kirchner, verrà firmato questo venerdì a Maipù: si tratta di un nuovo Tratado de Integracion che completerà un precedente accordo di pace firmato nel 1984. Non solo. Oltre al Tratado, le “presidente” sottoscriveranno un protocollo addizionale, che stabilisce la libera circolazione di persone tra i due Paesi. Si tratterebbe di un forte segnale di integrazione nell’area. In ogni caso, per il momento funzionerà in una zona campione, nel sud estremo dei due Paesi. Per il futuro prossimo, per rafforzare ulteriormante la vicinanza, sono previsti un Tren Transandino Central – che unirà Uspallata e Loa Andes – e il progetto del Tunnel Agua Negra tra San Juan e La Serena: nei prossimi giorni le mandatarie firmeranno protocolli ad hoc che portino alla realizzazione di quei progetti.