Quali candidati

November 21st, 2008

A mano a mano che si avvicina la data delle presidenziali, si complica la questione di nomi e candidati, qualche nodo si scioglie e qualche altro rimane insoluto. Ricardo Lagos si  candida o no? Sembrava di no a giudicare dalla intervista rilasciata, due mesi fa a Carlos Pena, penna di punta del Mercurio e analista geniale. Ma adesso non si sa più. Certo, se si presenta Lagos, cade la candidatura di José Maria Insulza, attuale presidente della Oea e finora probabile candidato della Concertazione. A questo proposito c’è stato un piccolo incidente diplomatico tra i partiti di governo, per l’esattezza  tra il presidente del Ppd, Pepe Auth, e quello del Psi, Camilo Escalona. Secondo il Mercurio, il Ppd sarebbe coinvolto in un’operazione a lungo termine destinata a indebolire la candidatura di Insulza, a favore di quella di Lagos. Escalona ha chiesto  spiegazioni ad Auth che ha definito delirante la reazione del socialista all’articolo, poi però gli ha chiesto scusa per l’aggettivo delirante e tutto si è più o meno rimesso a posto. Sull’altro fronte, Sebastian Pinera si dichiara fiducioso che l’opposizione lo dichiari  suo candidato, tutta la opposizione e non solo Rn, il suo partito. “All’interno della Alianza c’è oggi un clima nuovo”, ha detto. “Molto più generoso, di molta maggior unità e di senso del Paese”.

Due parole su Pablo Zalaquett

November 2nd, 2008

Il nuovo sindaco di Santiago ha 45 anni e fa Zalaquett di cognome, Zalaquett Said. In altre parole è arabo, o meglio di origine araba. Da ragazzino fu discriminato, racconta ai media, e “turqueado”, benché suo zio fosse un uomo potente. Gli costò molto inserirsi ma ci riuscì, e il suo curriculum di ragazzo di destra, la destra vera, non fa una piega: membro dei Legionari di Cristo e capo della campagna presidenziale di Hernan Buchi e poi chiamato da Jaime Guzman, l’ideologo del pinochetismo di cui inaugureranno, tra poco, il memoriale, a far parte della Udi, il partito di destra ultraconservatore. Con il tempo si è sciolto un po’, e oggi è per il divorzio. Il cambio di rotta risale a quando lasciò la legittima moglie, un fatto che gli costò il ripudio di molti amici, quei Legionari che per anni erano stati la sua famiglia. Un’altra stravaganza: quando era sindaco de La Florida autorizzò che venisse consegnata gratis, nei consultori, la pillola del giorno dopo. Non ha amici in politica, solo camerati, dice, dai Legionari è passato alla chiesa di Schienstatt, “più aperta”. Suo padre spirituale fu, manco a dirlo, John O’Really, un vescovo molto famoso, vicino a Pinochet.

Tutti a destra

October 29th, 2008

La destra ha vinto. Santiago adesso ha un sindaco Udi, e La Florida un sindaco socialista. E’ l’attore Jorge Gerardo, popolarissimo in Cile per la sitcom Los venegas, la più antica del Paese. Da otto anni La Florida era in mano alla Udi, nessuno si aspettava la vittoria di Gerardo. Il personaggio più luminoso di queste elezioni è stato però Leonardo Farkas (nella foto), magnate delle miniere e milionario dai riccioli d’oro, che non si è candidato ma pensa di farlo, forse, alle prossime presidenziali. Ha 40 anni e non piace alla gente per i suoi modi ostentosi. Al seggio di Las Condes, dove votava, è arrivato in limousine e pretendeva di votare con la sua stilo d’oro, ma invece ha dovuto farlo con la matita d’ordinanza, come tutti gli altri. Su facebook, un gruppo di fan ha cominciato una campagna per favorire la sua campagna presidenziale, si chiama www.farkas2010.com, l’obiettivo è mettere insieme 50.000 persone in 60 giorni per presentarlo come candidato indipendente.
Miracolo a Yumbel, recita un titolo, hanno eletto un umanista ad alcalde. A Pedro Aguirre Cerda vince una comunista per la prima volta dalla fine della dittatura, si chiama Claudina Nunez Jimenez. A Huachuraba, viene rieletta Carolina Plaza, bionda e grassoccia alcaldesa dai capelli lisci che la stampa, chissà perché, chiama la Lady Diana di Huechuraba. Carolina ha la faccia tonda e il naso a becco, ma è bionda e fa furori.

La stella dell’Audax

October 17th, 2008

I due ragazzi della portineria mi hanno bloccato, due giorni fa, mentre uscivo dal mio palazzo. “Lei tifa per il Cile o per l’Argentina?”, mi hanno chiesto. “Per il Cile, è ovvio”, ho detto subito. “Ma non illudiamoci. Sarebbe la prima volta nella storia del football che il Cile vince con l’Argentina”. Manco a dirlo. Un’ora dopo la nazionale cilena ha segnato il goal della vittoria. Ero seduta al ristorante Liguria con degli amici quando un boato ha fatto, letteralmente, tremare la strada, e non c’è stato più verso di ordinare niente ai camerieri inchiodati, increduli, allo schermo in cui undici ragazzi impazziti correvano esultando.

L’autore del goal si chiama Fabian Ariel Orellana Valenzuela e ha le dimensioni di un fantino, altezza 1,69 per 65 chili di peso, ma tecnica eccellente e inoltre è veloce. Ha 22 anni e una figlia di pochi mesi. Gioca nell’Audax italiano e da qualche giorno è una stella. I suoi compagni di squadra giurano che, a questo punto, può giocare in qualunque squadra europea. Di certo c’è che non avevo mai visto i cileni così animati, mai erano stati così poco apocados (letteralmente che si sentono poca cosa) come dopo questa vittoria sulla rivale di sempre, quella Argentina in cui, per tradizione, tutto è più bello, perfino le donne, le città e il calcio.

Il generale e i suoi crimini

October 16th, 2008

Sergio Arellano Stark, 88 anni, generale in ritiro, è stato condannato ieri a sei anni di prigione dalla Corte Suprema, la prima sentenza definitiva che riceve il vecchio ufficiale, uno dei personaggi più temuti dei tempi della dittatura, dei più efferati e crudeli, e dei più amati dal dittatore. Motivo della condanna è l’omicidio di quattro membri del Partito Socialista, fucilati il 2 ottobre del 1973 nell’ambito di un’operazione tristemente famosa, la Caravana de la Muerte. Fu Arellano a ordinare l’esecuzione, e per questo gli hanno dato sei anni. “La decisione è straordinariamente ingiusta”, si è indignato il difensore, e nipote, del vecchio ex generale, aggiungendo una frase sibillina. “E’ evidente che quando si decide una condanna contro una persona di 88 anni per fatti avvenuti 35 anni fa, chi la riceve non è in condizioni di accettarla adeguatamente”. Arellano, che ha fatto fuori nel corso dell’operazione Caravana all’incirca 72 poveracci, fu nominato da Pinochet e da lui incaricato, subito dopo il golpe, “di uniformare i criteri sull’amministrazione della giustizia per i prigionieri politici”. Era a capo della comitiva andò in giro per tutto il Paese per stanare, e ammazzare, un bel po’ di oppositori. Fu premiato a quel tempo per le sue prodezze ma adesso la Corte lo ha condannato, la 37a condanna che commina su questioni di diritti umani dal 2005, la decima in quest’ultimo anno.

In ricordo del no

October 5th, 2008

A vent’anni dal referendum che decretò la fine del regime di Pinochet, il Cile ricorda la cosiddetta giornata del No che, il 5 ottobre del 1988, cambiò le sorti del Paese dando il via libera alla democrazia. I quattro capi di Stato della Concertazione che hanno guidato il Paese negli ultimi diciassette anni hanno parlato oggi nello Stadio Nazionale davanti a migliaia di persone. Giornalisti e scrittori hanno raccontato, sui media, il loro personale ricordo di quella giornata e i fotografi che lo coprirono l’hanno riassunta sulle pagine di ieri di Sabado, il settimanale del Mercurio, che pubblica anche le loro foto più emblematiche: quella, per esempio, di un ragazzo con basette e capelli lunghi che, istintivamente, abbraccia un militare, non appena vengono ufficializzati i risultati del referendum.

Ricardo Lagos approfitta della ricorrenza per rilasciare una lunga intervista a Carlos Pena, sul Mercurio, in cui dichiara che non si candiderà alle presidenziali. “Ci sono molti modi di servire il Paese”, spiega. “E io farò quello che sto facendo: aiutare i candidati”. E ha aggiunto, tra le altre cose: “Abbiamo cambiato il Cile, adesso dobbiamo cambiare noi stessi…..questo è lo sforzo che dobbiamo fare adesso: capire quale è il Cile che abbiamo davanti agli occhi e cambiare”.

Caracas: psicosi e paure

September 26th, 2008

Non voglio entrare nella polemica su Caracas tra Gennaro Carotenuto ed Ettore Mo. La mia è solo una opinione, o meglio una sensazione. Sono appena rientrata da Caracas, dove ho trascorso sei giorni per lavoro (insufficienti, è ovvio, capire una città così grande e complicata). Per sei giorni sono andata in giro un po’ ovunque (e cioé non solo ad Altamira e nelle zone considerate “sicure”), in autobus, in metro e in taxi, e non mi è in effetti successo niente. Nessuno mi ha assaltato, né rapito. Ma è vero che non mi è successo niente nemmeno a Rio, a Città del Messico, a Bogotà, a Medellin, che non per questo diventano meno pericolose.
L’impunità non è, di per sé, un buon indicatore. Nemmeno la paura lo è. E io, lo confesso, non ho mai avuto paura come a Caracas. Una costante, incontrollata sensazione di pericolo. Sarà l’età (più si va avanti con gli anni, più si è consapevoli di far parte del calcolo delle probabilità). O sarà il fatto che, delle decine di persone con cui ho parlato e che ho intervistato (chavisti e antichavisti, ricchi e poveri), non ce ne è stata una che non mi abbia avvertito dei pericoli della capitale, del rischio continuo di assalti, sequestri e omicidi, della violenza diffusa e per lo più impunita. I numeri parlano di Caracas come della città più violenta dell’America Latina, ma i numeri sull’AmLat non sono, in genere, affidabilissimi. E a me resta il dubbio di essermi lasciata contagiare dalla psicosi, e la curiosità di sapere quanto questa fosse fondata.

Peccati mortali

September 14th, 2008

Il transessuale Zuliana Araya (e presidente del sindacato Afrodita, che riunisce i lavoratori transessuali di Valaparaiso), si è candidato come consigliere alle prossime elezioni amministrative per la città di Vina del mar, correndo con il Ppd. Succede anche in Cile, dove lo scandalo è un pochino più grande che altrove, e i soliti della Udi hanno gridato al peccato mortale. “Dio ha creato soltanto l’uomo e la donna”, ha tuonato quel campione di liberalità di Jaime Barrientos, e subito Zuliana, che si candida con il suo nome da uomo, Enrique, ha ribattuto: “Il peccato è che si paghi per un aborto che loro (quelli della Udi) hanno fomentato negando la pillola del giorno dopo”.

Attenti all’alcol

September 9th, 2008

L’alcolismo è la principale causa di morte in Cile. Lo ha rivelato uno studio del Ministero della Salute. La gente muore di cirrosi ma anche per incidenti legati all’abuso di alcol, e per una serie di malattie e disturbi che nascono dall’eccessivo consumo di vino e superalcolici. La ministra della Salute Maria Soledad Barria ha dichiarato che la lotta all’alcolismo sarà una delle sfide dei prossimi anni, nel frattempo si prepara una legge che limita la pubblicità degli alcolici. Secondo la Barria l’idea è quella di “slegare” l’alcol dalle cose divertenti della vita, specialmente in fasce orarie in cui i ragazzini guardano la televisione.

La doble cara

September 5th, 2008

Un giovane regista di questi che fanno i film con pochi mezzi, in pochi giorni e poi raccattano premi (minori, ma non sempre), nei festival internazionali. “Siamo inglesi, non siamo latini. Noi cileni, intendo”. Dico: “Non è vero. Siete molto accoglienti. Siete latini”. “Accoglienti?”, ribatte il ragazzo. “Siamo freddi, introversi. Non siamo sani”. E io: “Introspettivi,  più che introversi. Non è una brutta cosa”. “Voi”, dice il regista. “Gli italiani, esternate tutto. Vivete meglio”. Scuoto la testa con forza: “Troppo, esterniamo troppo. Manchiamo di indipendenza, viviamo in gruppo. Che cosa c’è di bello?”. Ora, io penso che i cileni siano in generale freddi, introversi e poco sani, e sei mesi fa avrei dato ragione al ragazzo. Ma deve essere subentrata, in me, una sorta di cilenizzazione strisciante: non dico più quello che penso. “La doble cara”, dice il ragazzo. “Questo schifo della doble cara. Diciamo il contrario di quello che pensiamo”. Io lo interrompo: “Polite”, dico. “Siete solo polite, educati”. Penso, mentre mi allontano, a tutte le teorie sull’adattamento all’ambiente che ho letto nella mia vita e mi chiedo se sia ancora in tempo a salvarmi.