Il riposo del “red set”

June 13th, 2009


Sul settimanale Sabado del quotidiano Mercurio è uscito, lo scorso sabato, un interessante articolo sul Red Set cileno, l’equivalente della europea Gauche Caviar: la sinistra bene, la cui variante cilena è che al Red Set piace moltissimo essere Red Set (più che per l’assonanza con il jet da cui copia il nome che non per il red, che ne definisce la posizione politica). L’articolo, scritto da Rafael Gumucio, che di quel mondo fa parte, racconta di come il Red Set si è formato e poi si è evoluto, dagli anni di Unidad Popular e poi della dittatura. Una parabola non molto diversa da quella che hanno seguito i rivoluzionari bene di tutti i Paesi del mondo e del loro progressivo adattamento, pena estinzione come i dinosauri, alle esigenze del mondo globale (e, alla fine, al richiamo della foresta della classe d’origine). Le differenza è che in Cile il gap tra gli strati sociali è una cosa seria, e che ci vuole ben altro, per scalzarla, di una generica e
comune adesione politica, per quanto sofferta e tragica. Il red set cileno è passato, dunque, per tutte le inevitabili tappe degli altri Red Set: il distacco del rampollo bene dalla famiglia di origine, regolarmente di destra, e il tradimento della sua stessa classe, l’adesione a un progetto politico rivoluzionario, la dissidenza e a volte l’esilio. Il senso di colpa per essere un pituco. Infine, conquista recente, il superamento del suddetto senso di colpa per circondarsi dei numerosi vantaggi che garantisce la comodità economica, a partire dalle piccole cose come fumare puros cubani e bere champagne. “Porqué si, lo confieso, soy del Red Set”, scrive l’autore con il tono con cui si ammette una colpa di cui, alla fine, si è fieri. “Lo sono di nascita, lo sarò finché muoio”.

Tre candidati presidenziali appartengono al Red Set, la stessa “presidenta” ne fa parte. Vivono, molti di loro, nelle case comunità dell’architetto comunista Castillo Velasco, e ballano rock’n roll. “La lealtà era con il futuro, e chi tradiva, era come se tradisse questo futuro splendido. La lealtà di adesso è con il passato, con i morti, con i torturati di ieri. Benché questo passato sia cambiato molto negli ultimi venti anni”.

Alla fine, quelle case ecologiche e spartane, la metro e il cinema Hoyts (la grande multisala in cui si tengono festival del cinema e proiezioni di nicchia), rappresentano una vittoria di tutto il Red Set. Una vittoria che può sembrare piccola, paragonata agli obiettivi iniziali di cambiare il mondo e che però è molto di più, scrive l’autore, di quello che i suoi equivalenti di Argentina, Colombia, Messico e Venezuela hanno lasciato dietro di sé.

Nazista o stravagante?

March 10th, 2009

Non ho mai letto niente di Miguel Serrano Fernández, morto qualche giorno fa a 92 anni e considerato uno dei migliori scrittori cileni di oggi, candidato più volte al Premio Nacional che non gli venne mai dato per paura che si presentasse a ritirarlo nella sua giacca da SS. Serrano era infatti nazista, lui stesso ammise in qualche occasione che “Disgraziatamente, la mia relazione con il nazismo è la stessa di Neruda con il comunismo”. Il nazismo era, dicono gli esperti, fortemente connaturato alla sua opera letteraria, la sua idea era costruire, con la letteratura, un Cile mitico alla Tolkien. Inoltre, era antisemita. In una intervista che concesse al settimanale The Clinic, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle, dichiarò che si trattava di un piano “ebraico per invadere il mondo”, e aggiunse poi la sua consueta, comunque sorprendente idea delle razze e del mondo. Gli italiani e gli argentini non hanno razza, aveva detto, in sintesi, i tedeschi si. “Appare un leader e lo seguono. Seguirono Hitler perché era l’interprete della razza tedesca”. Per inciso, fu amico di Herman Hesse e del Dalai Lama, di Carl Gustav Jung. “Era una persona simpaticissima, magnetica, di grande personalità, profondamente saggia, stravagante”, ha detto di lui lo scrittore Antonio Gil. Stravagante è, in questo caso, una parola generosa.

L’instancabile Marco

February 22nd, 2009

Sebastián Piñera e ancora in testa ai sondaggi. Secondo questi ultimi, dovrebbe vincere alla prima tornata ma la seconda e incerta, e possibile che lo batta Frei. E intanto la rosa dei candidati si allarga. L’ultimo arrivato è anche il piu giovane, si chiama Marco Enríquez-Ominami, ha 35 anni, è rimasto a Santiago a lavorare alla sua campagna e a raccattare adesioni su facebook (da trenta i suoi fans sono passati a seimila). Fervente sostenitore del cambio, ritiene che il ciclo politico sia “terminato, il sistema politico in decadenza”, l’attuale governo una “monarchia presidenziale della colonia”.  Per ora i sondaggi lo danno al due per cento, ma lui dice che lotterà fino all’ultimo.  Socialista e deputato, ex regista televisivo, Enríquez-Ominami è un personaggio popolare in Cile. Tra le altre cose, e sposato con Karen Doggenweiler, bionda e piacente animatrice del canale Tvn che, intervistata sul suo futuro, eventuale ruolo di primera dama, spiega che oviamente sarebbe una first lady innovatrice, “diversa da quelle che abbiamo conosciuto, sia per il lavoro che svolgo sia per le mia personalità”. Del giovane, brillante marito sottolinea: “La sua capacità di lavorare, è instancabile! Lui è la innovazione, la gioventù, la forza, la convinzione e il futuro”. E tanto basta.

Buon Natale

December 13th, 2008

Gli zampognari che suonano lungo il rio Mapocho, sotto un sole inclemente e trenta gradi di temperatura, sono uno spettacolo che fa venire voglia di casa, di neve sui tetti e di abeti veri. Gli abeti ci sono, a dire il vero, anche a Santiago, ma sono finti: alberi immensi coperti di palle colorate e mostruose, davanti alla Moneda e in plaza de Armas. In prossimità del Natale, in Cile succedono varie cose, per esempio il partito Udi ha deciso di appoggiare la candidatura di Sebastián Piñera, candidato di Renovación Nacional, alle prossime presidenziali. Lo ha annunciato, ieri sera, il presidente del partito Juan Antonio Coloma, dopo dieci ore di dibattito a porte chiuse del Consejo Directivo Ampliado, in quel di Colina. Dicono che Piñera abbia sorriso, contento, quando gli è arrivata la notizia sul display del suo cellulare. Un’altra notizia è che la presidenta Bachelet sta lavorando alla creazione di una commissione di lavoro che faccia fronte alla crisi economica internazionale, mitigandone gli effetti. Nel sud del Cile, le brigate forestali di cinque regioni hanno dichiarato la alerta amarilla, per il caldo atroce che ha colpito, da qualche giorno, quella zona. A Valdivia la temperatura ha raggiunto i 31 gradi. Non è normale, nemmeno per l’estivo Natale cileno.

Quali candidati

November 21st, 2008

A mano a mano che si avvicina la data delle presidenziali, si complica la questione di nomi e candidati, qualche nodo si scioglie e qualche altro rimane insoluto. Ricardo Lagos si  candida o no? Sembrava di no a giudicare dalla intervista rilasciata, due mesi fa a Carlos Pena, penna di punta del Mercurio e analista geniale. Ma adesso non si sa più. Certo, se si presenta Lagos, cade la candidatura di José Maria Insulza, attuale presidente della Oea e finora probabile candidato della Concertazione. A questo proposito c’è stato un piccolo incidente diplomatico tra i partiti di governo, per l’esattezza  tra il presidente del Ppd, Pepe Auth, e quello del Psi, Camilo Escalona. Secondo il Mercurio, il Ppd sarebbe coinvolto in un’operazione a lungo termine destinata a indebolire la candidatura di Insulza, a favore di quella di Lagos. Escalona ha chiesto  spiegazioni ad Auth che ha definito delirante la reazione del socialista all’articolo, poi però gli ha chiesto scusa per l’aggettivo delirante e tutto si è più o meno rimesso a posto. Sull’altro fronte, Sebastian Pinera si dichiara fiducioso che l’opposizione lo dichiari  suo candidato, tutta la opposizione e non solo Rn, il suo partito. “All’interno della Alianza c’è oggi un clima nuovo”, ha detto. “Molto più generoso, di molta maggior unità e di senso del Paese”.

Due parole su Pablo Zalaquett

November 2nd, 2008

Il nuovo sindaco di Santiago ha 45 anni e fa Zalaquett di cognome, Zalaquett Said. In altre parole è arabo, o meglio di origine araba. Da ragazzino fu discriminato, racconta ai media, e “turqueado”, benché suo zio fosse un uomo potente. Gli costò molto inserirsi ma ci riuscì, e il suo curriculum di ragazzo di destra, la destra vera, non fa una piega: membro dei Legionari di Cristo e capo della campagna presidenziale di Hernan Buchi e poi chiamato da Jaime Guzman, l’ideologo del pinochetismo di cui inaugureranno, tra poco, il memoriale, a far parte della Udi, il partito di destra ultraconservatore. Con il tempo si è sciolto un po’, e oggi è per il divorzio. Il cambio di rotta risale a quando lasciò la legittima moglie, un fatto che gli costò il ripudio di molti amici, quei Legionari che per anni erano stati la sua famiglia. Un’altra stravaganza: quando era sindaco de La Florida autorizzò che venisse consegnata gratis, nei consultori, la pillola del giorno dopo. Non ha amici in politica, solo camerati, dice, dai Legionari è passato alla chiesa di Schienstatt, “più aperta”. Suo padre spirituale fu, manco a dirlo, John O’Really, un vescovo molto famoso, vicino a Pinochet.

Tutti a destra

October 29th, 2008

La destra ha vinto. Santiago adesso ha un sindaco Udi, e La Florida un sindaco socialista. E’ l’attore Jorge Gerardo, popolarissimo in Cile per la sitcom Los venegas, la più antica del Paese. Da otto anni La Florida era in mano alla Udi, nessuno si aspettava la vittoria di Gerardo. Il personaggio più luminoso di queste elezioni è stato però Leonardo Farkas (nella foto), magnate delle miniere e milionario dai riccioli d’oro, che non si è candidato ma pensa di farlo, forse, alle prossime presidenziali. Ha 40 anni e non piace alla gente per i suoi modi ostentosi. Al seggio di Las Condes, dove votava, è arrivato in limousine e pretendeva di votare con la sua stilo d’oro, ma invece ha dovuto farlo con la matita d’ordinanza, come tutti gli altri. Su facebook, un gruppo di fan ha cominciato una campagna per favorire la sua campagna presidenziale, si chiama www.farkas2010.com, l’obiettivo è mettere insieme 50.000 persone in 60 giorni per presentarlo come candidato indipendente.
Miracolo a Yumbel, recita un titolo, hanno eletto un umanista ad alcalde. A Pedro Aguirre Cerda vince una comunista per la prima volta dalla fine della dittatura, si chiama Claudina Nunez Jimenez. A Huachuraba, viene rieletta Carolina Plaza, bionda e grassoccia alcaldesa dai capelli lisci che la stampa, chissà perché, chiama la Lady Diana di Huechuraba. Carolina ha la faccia tonda e il naso a becco, ma è bionda e fa furori.

La stella dell’Audax

October 17th, 2008

I due ragazzi della portineria mi hanno bloccato, due giorni fa, mentre uscivo dal mio palazzo. “Lei tifa per il Cile o per l’Argentina?”, mi hanno chiesto. “Per il Cile, è ovvio”, ho detto subito. “Ma non illudiamoci. Sarebbe la prima volta nella storia del football che il Cile vince con l’Argentina”. Manco a dirlo. Un’ora dopo la nazionale cilena ha segnato il goal della vittoria. Ero seduta al ristorante Liguria con degli amici quando un boato ha fatto, letteralmente, tremare la strada, e non c’è stato più verso di ordinare niente ai camerieri inchiodati, increduli, allo schermo in cui undici ragazzi impazziti correvano esultando.

L’autore del goal si chiama Fabian Ariel Orellana Valenzuela e ha le dimensioni di un fantino, altezza 1,69 per 65 chili di peso, ma tecnica eccellente e inoltre è veloce. Ha 22 anni e una figlia di pochi mesi. Gioca nell’Audax italiano e da qualche giorno è una stella. I suoi compagni di squadra giurano che, a questo punto, può giocare in qualunque squadra europea. Di certo c’è che non avevo mai visto i cileni così animati, mai erano stati così poco apocados (letteralmente che si sentono poca cosa) come dopo questa vittoria sulla rivale di sempre, quella Argentina in cui, per tradizione, tutto è più bello, perfino le donne, le città e il calcio.

Il generale e i suoi crimini

October 16th, 2008

Sergio Arellano Stark, 88 anni, generale in ritiro, è stato condannato ieri a sei anni di prigione dalla Corte Suprema, la prima sentenza definitiva che riceve il vecchio ufficiale, uno dei personaggi più temuti dei tempi della dittatura, dei più efferati e crudeli, e dei più amati dal dittatore. Motivo della condanna è l’omicidio di quattro membri del Partito Socialista, fucilati il 2 ottobre del 1973 nell’ambito di un’operazione tristemente famosa, la Caravana de la Muerte. Fu Arellano a ordinare l’esecuzione, e per questo gli hanno dato sei anni. “La decisione è straordinariamente ingiusta”, si è indignato il difensore, e nipote, del vecchio ex generale, aggiungendo una frase sibillina. “E’ evidente che quando si decide una condanna contro una persona di 88 anni per fatti avvenuti 35 anni fa, chi la riceve non è in condizioni di accettarla adeguatamente”. Arellano, che ha fatto fuori nel corso dell’operazione Caravana all’incirca 72 poveracci, fu nominato da Pinochet e da lui incaricato, subito dopo il golpe, “di uniformare i criteri sull’amministrazione della giustizia per i prigionieri politici”. Era a capo della comitiva andò in giro per tutto il Paese per stanare, e ammazzare, un bel po’ di oppositori. Fu premiato a quel tempo per le sue prodezze ma adesso la Corte lo ha condannato, la 37a condanna che commina su questioni di diritti umani dal 2005, la decima in quest’ultimo anno.

In ricordo del no

October 5th, 2008

A vent’anni dal referendum che decretò la fine del regime di Pinochet, il Cile ricorda la cosiddetta giornata del No che, il 5 ottobre del 1988, cambiò le sorti del Paese dando il via libera alla democrazia. I quattro capi di Stato della Concertazione che hanno guidato il Paese negli ultimi diciassette anni hanno parlato oggi nello Stadio Nazionale davanti a migliaia di persone. Giornalisti e scrittori hanno raccontato, sui media, il loro personale ricordo di quella giornata e i fotografi che lo coprirono l’hanno riassunta sulle pagine di ieri di Sabado, il settimanale del Mercurio, che pubblica anche le loro foto più emblematiche: quella, per esempio, di un ragazzo con basette e capelli lunghi che, istintivamente, abbraccia un militare, non appena vengono ufficializzati i risultati del referendum.

Ricardo Lagos approfitta della ricorrenza per rilasciare una lunga intervista a Carlos Pena, sul Mercurio, in cui dichiara che non si candiderà alle presidenziali. “Ci sono molti modi di servire il Paese”, spiega. “E io farò quello che sto facendo: aiutare i candidati”. E ha aggiunto, tra le altre cose: “Abbiamo cambiato il Cile, adesso dobbiamo cambiare noi stessi…..questo è lo sforzo che dobbiamo fare adesso: capire quale è il Cile che abbiamo davanti agli occhi e cambiare”.