Pelé della politica

Lo hanno accolto cantandogli Cidade Maravilhosa e non erano gente qualunque, ma i suoi funzionari. Era appena rientrato in Brasile dopo avere ottenuto per il suo Paese la sede dei giochi olimpici, con il carisma rafforzato da quell’ennesimo riconoscimento che si aggiungeva a conquiste come la crescita del Brasile e il fatto di avere strappato milioni di persone alla povertà. Lula una icona pop? Il Pelé della politica, lo chiamano. La sua autorevolezza è assoluta, il suo consenso altissimo. E’ uno che si permette di dire a Gordon Brown che a causare la deblacle finanziaria mondiale sono stati bianchi con gli occhi azzurri. Il prossimo gennaio uscirà nelle sale il film “Lula hijo de Brasil”, che racconta la sua storia di povertà e riscatto, e la trafila che lo portò, negli anni, alla politica e alla presidenza. Il film ha ricevuto il più alto finanziamento mai concesso a un film nazionale. “Il Brasile è passato da Paese di secondo piano a Paese di primo, e oggi cominciamo a ricevere il rispetto che meritiamo”, ha detto il presidente. “Potrei morire adesso, e sarebbe già valsa la pena”.

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