Cambia l’esercito

Sull’ultimo numero della rivista Poder è uscito un illuminante articolo sull’esercito cileno: come è cambiato, dai tempi di Pinochet, diventanto non solo il più efficiente e moderno del Sudamerica ma anche indipendente dai giochi politici, e relativamente spoliticizzato (per onestà intellettuale l’autore, Ascanio Cavallo, ammette però che sarebbe ingenuo pensare che le alte sfere difettino di opinioni politiche, dato che molti di loro continuano a essere cooptati dalla destra).
Sta di fatto che quell’esercito è cambiato, scrive Cavallo, che si è snellito e flessibilizzato e, spostandosi su un fronte meno tecnico, è diventato per i cileni una istituzione credibile. Secondo uno studio BrandAsset del 2009, della società TThe Lab Y&R, le tre branche delle Forze Armate si collocano ai primi posti, per credibilità, tra le istituzioni cilene. Prima ancora della Chiesa Cattolica e di quella Evangelica.
Le cause del cambiamento (o trasformazione come preferisce definirlo l’autore)? La fine della Guerra Fredda e la necessità di inserirsi (e quindi di adeguarsi) a un contesto globale, e il mutamento delle relazioni con l’Argentina che hanno “limitato” il cosiddetto campo di battaglia.

A causa di queste, sono mutate la “dottrina operazionale” e la organizzazione delle forze, il sistema di acquisizione delle armi e le regole della coscrizione, passata da obbligatoria a volontaria. Ma soprattutto, l’esercito si sarebbe trasformato, da istituzione poco prestigiosa a meccanismo credibile.
La cosa più interessante, e oggettiva e certa rispetto a quanto detto sopra, è che la Bachelet ha annunciato l’approvazione a breve di una misura salutare: e cioé che l’esercito cileno non verrà più finanziato con il dieci per cento dei proventi del rame. Firmata e inviata al Congresso i primi di settembre, la legge metterebbe fine alla misura approvata dall’ex dittatore durante il regime.

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