Il sindaco buono e la città che cambia

Oggi, tre ottobre, centinaia di volontari in Colombia si dedicheranno all’azione meritoria di raccogliere le firme necessarie per la candidatura alle prossime presidenziali di Sergio Fajardo (per il movimento Compromiso Ciudadano), l’ex sindaco di Medellin passato alla storia come l’autore del miracolo paisa, e cioé della trasformazione di quella città, prima di lui una delle più pericolose al mondo, in un centro relativamente sicuro e dinamico, pieno di gente attiva e, in apparenza, quasi vuoto di delinquenti, paracos e narcos.
“Stiamo costruendo un progetto che restituisca decenza e dignità alla politica e nella quale ciascuno di noi sia protagonista…..ci manca l’ultimo sforzo per garantire l’iscrizione di una candidatura civica e indipendente. Facci compagnia questo sabato, e porta i tuoi amici e familiari”. Fajardo è stato un sindaco coraggioso e pulito, senza scheletri negli armadi. Sarebbe probabilmente, peccato non abbia chance, un presidente con le stesse caratteristiche. Ma non è vero che il miracolo paisa, la trasformazione di Medellin, si deve solo a lui. La città è cambiata (o meglio, Fajardo ha avuto una certa mano libera nel cambiarla) perché il molto discusso accordo firmato tra governo e paramilitari aveva, per qualche anno, comportato una sorta di pace in cui il giovane (ed elegante, e colto e brillante sindaco) si era potuto muovere con relativo agio. Non è durato molto, in realtà, e i numeri della delinquenza stanno tornando ai vecchi indici, dietro la bella facciata dei quartieri rimessi a nuovo e delle biblioteche per tutti. Alla morgue di Medellin spiegano che i morti ammazzati sono trenta al giorno, e che nessun quartiere è ormai più un’isola felice, nemmeno il Poblado, il più elegante e sicuro. In città riprende la guerra tra bande, non più cartelli, per il controllo del narcotraffico, dopo che il superboss Don Berna è stato estradato negli States, lasciando il campo vuoto. Ma Medellin è diventata così vivace a allegra che, da fuori, di tutto questo è difficile accorgersi.

4 Comments to “Il sindaco buono e la città che cambia”

  1. By Anonimo, October 3, 2009 @ 7:36 pm

    E che ne è stato alla fine dell’altro sindaco di Bogotà Antanas Mockus e degli altri uomini del cambio? E anche della stessa Ingrid Betancourt?

  2. By Peter2, October 6, 2009 @ 4:18 pm

    mi sembra che questi sindaci e uomini nuovi siano piu adatti forse a contesti piu europei, per esempio in cui certe conquieste siano gia acquisite e in cui possano lavorare svolgendo il ruolo di educatori o migliorando architettonicamente la città senza dover tener conto del fatto che intorno a loro c’è un conflitto, guerra tra bande, narcos e i diritti umani sono continuamente violati. mi pare che uomini come questi dovrebbero partire da un “minimo garantito” di welfare e sicurezza per queste opere meritorie. se no si rischia di costruire un grattacielo sul fango, o no?

  3. By Paolo, October 8, 2009 @ 10:24 am

    Ma insomma, Fajardo ha contribuito o la diminuzione della violenza é nata solo dalla “DonBernabilidad” (l’accordo del governo coi paramilitari che in pratica aveva lasciato campo libero a questi ultimi)?
    Saluti, Paolo

  4. By Gabriella, October 8, 2009 @ 9:12 pm

    Fajardo, più che contribuire alla riduzione della violenza (che non si deve a lui se non in misura minima), ha contribuito alla costruzione di una città più vivibile, costruzione che è stata possibile grazie al fatto che la violenza era diminuita: anche se quest’ultimo fenomeno si è dimostrato (come prevedibile) piuttosto estemporaneo.