Cuicos

Un anziano signore, che ho conosciuto qualche giorno fa – ex avvocato che attualmente lavora nel cobre, probabilmente non come minatore – mi ha chiesto quale fosse la autentica razza italiana. Gli ho risposto che non esiste una tipica razza italiana e lui ha ribattuto: “Come no, e gli antichi romani allora?”.

Difficile spiegare a un cileno che il concetto di razza dominante razza originaria da noi si è perso da parecchio e che l’Italia è un miscuglio di razze e tutte in pole position, e sono anzi molto apprezzati gli incroci. “Sono rimasta sconvolta quando ho visto che da voi molti camerieri erano biondi con gli occhi azzurri”, mi ha detto un’amica tempo fa. “Da noi, con quei colori ci sono solo i cuicos”. I cuicos, cioé la gente del Barrio Alto, dei quartieri bene, sono in effetti quasi tutti slavati e chiari, una dote molto apprezzata perché sinonimo di avi europei. I cuicos hanno cognomi spagnoli e tedeschi. Kreutzberger, Kleimm. “Con un cognome e una faccia come la mia dove vuoi che vada”, mi ha confessato un’ altra amica, avvocato brillante ma dai caratteristici tratti andini. “Nessun cuico si sposerebbe mai con me”. Il fatto è che chi conta, a Santiago, non ha mai quei tratti. La maggior parte dei cuicos, a dire la verità, sono piuttosto bruttini ma hanno “tremendo exito” in amore e socialmente. Hanno la sicurezza dei dominatori, un accento caratteristico e dicono Chile con la C strascicata. “Le persone piacciono anche per il mondo che rappresentano”, mi ha spiegato un conoscente antropologo, dopo avermi confessato che sotto sotto nemmeno lui è puro. I cuicos mi affascinano da quando ho messo piede in Cile, sei mesi fa. Non loro, naturalmente, ma quel mondo autosufficiente e protetto i cui confini finiscono a Vitacura, Las Condes e La Dehesa e da cui non escono mai. Un vero cuico può scendere a volte fino al quartiere di Bellavista, più bohemio e popolare, ma in generale non si muove da quei quartieri in cui i locali sono imitazioni noiosissime e molto anonime dei luoghi omologhi di Miami e Milano. Da quando sono qui devo avere sentito la parola cuico almeno un paio di milioni di volte. E’ una sorta di marchio di fabbrica.

“La mia amica cuica, mio cugino cuico, i miei vicini cuicos, il mio capo cuico, la mia ex moglie, ahimé, una vera cuica”. Essere cuico è il sogno nascosto di chi non lo è, salvo eccezioni. “Ringrazia che sei italiana”, mi ha detto ridendo una delle poche persone a cui probabilmente non interessa esserlo. “Con quei colori nessun cuico, a Santiago, ti rivolgerebbe la parola se non lo fossi”.

2 Comments to “Cuicos”

  1. By gc, April 16, 2008 @ 9:57 am

    Avrei dei racconti incredibili sulla mia ex-suocera di Vitacura. Bastava che arrivasse a Providencia perché si sentisse già Madre Teresa di Calcutta andata in missione nel terzo mondo…

    La sua frase preferita era “poverini i poveri come soffrono”, ma alla domestica (a tempo pieno) dava meno di quello che spendeva in sigarette.

    ‘nchasumare!

  2. By gabriella, April 16, 2008 @ 12:22 pm

    si conosco el cuento, e’ esattamente cosi ;-) . mai visto gente che sfrutta tanto domestiche, cuoche, e in generale quelle poveracce che si trovano a lavorare per loro…….