Il Cile vota a destra

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I risultati delle elezioni presidenziali (e parlamentari) che si sono tenute ieri in Cile non sono stati quel che si dice una sorpresa. Il favorito Sebastian Pinera non ha ottenuto la maggioranza assoluta, ma solo un 44 per cento che lo colloca a 14,4 punti percentuali dal secondo arrivato, l’ex presidente democristiano Eduardo Frei Ruiz Tagle, il candidato della Concertazione con cui si giocherà, il prossimo 17 gennaio, la tornata definitiva del ballottaggio. Pinera e i suoi hanno festeggiato, euforici, presso l’Hotel Crowne Plaza di Santiago. La presidenta Bachelet ha avvertito che le elezioni non sono finite e ha ragione. Gli esiti delle prossime votazioni sono del tutto incerti, e dipendono dalla capacità dei “finalisti” di attrarre il consenso di chi ha scelto, ieri, il candidato di sinistra Jorge Arrate o il giovane indipendente Marco Enriquez Ominami, detto Meo. Se è abbastanza probabile che i voti “arratisti” (il 6 per cento) vadano infatti a Frei, più difficile è capire dove finirà quel 20 per cento che, ieri, ha premiato gli sforzi e una probabilmente sincera aspirazione al cambio del combattivo Meo. Gli analisti sono del parere che il voto per quest’ultimo sia infatti trasversale, e inoltre il candidato sconfitto ha dichiarato ieri che non appoggerà al secondo turno nessuno dei due candidati “forti”, dato che entrambi rappresentano il passato mentre lui guarda al futuro. Per la prima volta dal ritorno alla democrazia la destra ha vinto il primo turno delle presidenziali, una vittoria che Pinera ha salutato con queste parole: “”Hoy más que nunca, debemos tener la humildad y nobleza de espíritu para hacer de este triunfo una gran victoria para Chile, los chilenos y su futuro”. Il vero dubbio è come mai il candidato della Concertazione non sia riuscito a capitalizzare l’enorme consenso guadagnato dalla Bachelet alla fine del suo mandato, e che si avvicinerebbe intorno all’84 per cento. Molti ritengono che il successo della presidenta sia dovuto a una empatia personale che c’entra poco con la Concertazione, altri pensano che l’aspirazione al cambio sia fisiologica dopo vent’anni di governo da parte della stessa coalizione politica, per altri ancora la Concertazione ha lasciato sul piatto troppe cose da risolvere: per esempio non ha sanato i problemi legati alla scuola, alle gigantesche differenze sociali e a una distribuzione del reddito molto poco equa. Per Frei, i risultati di ieri sono stati, pare, un duro colpo, mentre il 20 per cento ottenuto da Meo, un novellino a paragone degli altri due, anche se non gli ha guadagnato l’accesso al secondo turno, è stato salutato dal suo comando come una vittoria. La conquista dei suoi voti sarà infatti la sfida delle prossime settimane di Pinera e Frei, su cui si giocheranno la presidenza.