Dal Cile con rabbia

Il film Rabia ha avuto un enorme successo di critica e, come spesso succede, un pubblico esiguo. Il regista è un ragazzino di 27 anni, che ha passato sulla sua pelle quello che descrive, e in quella storia c’è tutto il Cile di oggi. O meglio il Cile nel suo aspetto peggiore. Il film racconta, infatti, la trafila – monotona ma per nulla noiosa – di una ragazza che da un anno è disoccupata, e non trova lavoro perché non parla l’inglese, perché non è bionda, perché non indossa le minigonne. In altre parole, perché non è ricca né appariscente. Soltanto chi ha soldi, in Cile, impara le lingue. E la ragazza non solo non ha soldi, ma deve mantenere la madre indigente. La vicenda si snoda in maniera sempre uguale, con location esigue e comprimari che sono altre ragazze, altre signore alla ricerca estenuante di un lavoro che, in generale, o non si trova o non dà abbastanza da vivere. Il controcanto, l’unico, è una fortunata ex compagna di scuola della protagonista che invece ha un buon impiego in una agenzia di pubblicità e viaggia, va a Buenos Aires e guadagna bene. “Que suerte”, le dice la ragazza disoccupata, senza invidia ma sospirando. “Que bueno”. Que suerte, in effetti. Un terno al lotto. A qualcuna va bene. La classe bassa, o medio-bassa vive così. Aspettando il colpo di fortuna.

4 Comments to “Dal Cile con rabbia”

  1. By Robecchi, May 11, 2008 @ 4:55 pm

    Quale è la specificità cilena? E cioé: quale è la differenza rispetto all’Italia?

  2. By nicolas, May 11, 2008 @ 5:39 pm

    Giusta domanda Robecchi. Io vivo a Montevideo, ma ho famiglia a Rapallo e viaggio spesso per lavoro in Chile. Non ho visto “Rabia”, ma sono convinto che la condizione giovanile sia a grandi linee la stessa in tutti e tre i paesi. Qualcuno di voi ha visto, anni fa, il film uruguayano “25 Watts”? Non per patriotismo, ma mi sembra che sia il migliore girato sul tema negli ultimi anni

  3. By guido c., May 11, 2008 @ 5:51 pm

    Sono d’accordo sul fatto che “25 Watts” e’ uno dei migliori film sulla condizione giovanile. Speriamo che la sorte riservi al regista di Rabia una sorte migliore di quella toccata al regista di “25 Watts”, Juan Pablo Rebella (anche lui giovanissimo), che si e’ suicidato un anno fa. Ci sono tragedie che non hanno confini.

  4. By Robecchi, May 11, 2008 @ 7:45 pm

    Non ho visto il film nemmeno io, però ho letto le critiche in link e mi chiedo se non rifletta una condizione molto più universale e generalizzata, non solo di Uruguay Cile Italia. Mi chiedo se questo sia il destino dei giovani di domani, e in parte di quelli di oggi, un destino che non riserva nessuna sicurezza, con Governi che non danno più nulla e in cui le redini della propria vita sono affidate soltanto ai singoli, alla loro capacità di improvvisazione, e purtroppo di prevaricazione. Finita l’epoca dei gradi ideali, è questo quello che resta ai nostri figli?