Nazista o stravagante?

Non ho mai letto niente di Miguel Serrano Fernández, morto qualche giorno fa a 92 anni e considerato uno dei migliori scrittori cileni di oggi, candidato più volte al Premio Nacional che non gli venne mai dato per paura che si presentasse a ritirarlo nella sua giacca da SS. Serrano era infatti nazista, lui stesso ammise in qualche occasione che “Disgraziatamente, la mia relazione con il nazismo è la stessa di Neruda con il comunismo”. Il nazismo era, dicono gli esperti, fortemente connaturato alla sua opera letteraria, la sua idea era costruire, con la letteratura, un Cile mitico alla Tolkien. Inoltre, era antisemita. In una intervista che concesse al settimanale The Clinic, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle, dichiarò che si trattava di un piano “ebraico per invadere il mondo”, e aggiunse poi la sua consueta, comunque sorprendente idea delle razze e del mondo. Gli italiani e gli argentini non hanno razza, aveva detto, in sintesi, i tedeschi si. “Appare un leader e lo seguono. Seguirono Hitler perché era l’interprete della razza tedesca”. Per inciso, fu amico di Herman Hesse e del Dalai Lama, di Carl Gustav Jung. “Era una persona simpaticissima, magnetica, di grande personalità, profondamente saggia, stravagante”, ha detto di lui lo scrittore Antonio Gil. Stravagante è, in questo caso, una parola generosa.